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Articoli tratti dalla rivista Medicina Domani Omeopatia e SocratismoDott. Giovanni De Giorgio La colossale figura di Socrate, la sua edificante lezione, il suo nobile esempio umano, rappresentano, nella storia dell'uomo, un punto di riferimento importante e significativo. Ogni uomo di cultura, appartenente a qualsiasi ramo del sapere, può trovare nel socratismo elementi e sollecitazioni utili alla propria attività: lo scienziato, e l'artigiano, il politico e l'insegnante, il medico e l'assistente sociale; insomma, tutti coloro i quali desiderano approfondire con limpida consapevolezza le loro conoscenze, allontanando la presunzione e coltivando la modestia per amore della verità, non possono non apprezzare il pensiero del grande Maestro ateniese. Similmente al filosofo greco, uno tra i più eminenti omeopati della storia, James Tyler Kent, sottolinea quanto la presunzione rappresenti un notevole ostacolo per la scienza: "La presunzione acceca, rende il medico incapace di usare gli strumenti curativi e gli impedisce di familiarizzarsi con la Materia Medica. L'omeopata, come il prete, deve mantenersi in uno stato di purezza, di umiltà, di innocenza. Non appena egli cessa di possedere tali qualità, si perde per via. Nulla distrugge un uomo tanto velocemente, nel mondo della scienza, quanto la presunzione. Nella scienza vecchia maniera, molti sono gonfi di orgoglio. Gli scienziati che posseggono il massimo di semplicità sono i più saggi e i più degni; per acquisire il controllo di sé e questo stato di semplicità, essi hanno dovuto sostenere una tremenda lotta. La sapienza rende l'uomo semplice, lo rende gentile. La sapienza mostra all'uomo quanto poco egli sappia e quanto poco importante egli sia. Una conoscenza limitata rende l'uomo sciocco e gli fa credere di sapere tutto; meno sa, l'uomo più grande si sente. In realtà più si sente piccolo, più l'uomo sa; di questo potete star certi. Per arrivare a ciò, deve studiare e deve mantenersi in una condizione umiltà. Nel mondo scientifico assistiamo a orribili gelosie nei confronti di coloro che sanno di più. Un uomo incapace di controllare questi sentimenti non è adatto alla scienza dell'omeopatia. Per studiare l'omeopatia, bisogna essere liberi da queste passioni, bisogna metterle da parte, essere disposti a imparare da tutte le fonti, purché da esse zampilli la verità" (J.T. Kent, Filosofia omeopatica, red/studio relazionale, 1986, Como, pp. 295 e 296). Dunque, l'amore per la ricerca della verità, per il dialogo e per il confronto appartiene sicuramente anche alla buona tradizione omeopatica la quale, come si evince dalle parole del Kent, assimila dalla cultura filosofica socratica molti contenuti. Il medico omeopatico deve saper ricordarsi di sapere di non sapere in quanto, com'è facile comprendere, soltanto la saggia socratica ignoranza riuscirà a togliere agilmente l'ostacolo al progredire della conoscenza, anche in campo clinico. Come omeopata, come medico, sono talmente convinto dell'importanza del confronto dialettico, scientifico ed umano da definire spesso l'anamnesi omeopatica nei termini di "colloquio clinico-maieutico-omeopatico". Con ciò intendo sostenere che la tecnica anamnestica omeopatica non dovrebbe irrigidirsi in un protocollato interrogatorio clinico attraverso il quale le risposte vengono quasi strappate al paziente ed i sintomi repertorizzati meccanicamente secondo atteggiamenti clinici semiautomatici e totalmente inutili allo scopo terapeutico. L'anamnesi omeopatica dovrebbe invece procedere fluidamente e "maieuticamente" mediante una conseguenzialità dialettica e permettendo che la verità dei sintomo possa essere "partorita". Chiunque pratichi correttamente l'omeopatia conosce la difficoltà che esiste nell'effettuare una buona diagnosi a causa della complessa ricerca dei sintomi. Le visite omeopatiche possono, per tal motivo, durare delle ore e l'omeopata non può, non deve, forzare le risposte del paziente. In omeopatia si ricerca la totalità dei sintomi del malato e non i pochi sintomo specifici della patologia. Nell'omeopatia, si suole ribadire spesso, esistono malti e non malattie. Ciò significa che l'uomo viene studiato nella sua globalità, vale a dire, nella sua pluridimensionalità spirituale, mentale e corporale. Dunque senza alcuna presunzione, l'omeopatia deve avvicinarsi al malato, deve saperlo ascoltare, deve sapergli parlare, deve saper raccogliere i suoi dati personali attraverso un colloquio attento e adeguato al paziente e, nondimeno, deve sapersi confrontare con tutte le discipline (compresa la preziosissima medicina allopatica!) purché, per dirla con Kent, "da esse zampilli la verità".
Articoli tratti dalla rivista Medicina Domani La Medicina olistica e la sua "traduzione" in termini occidentali: orizzonti culturali a confrontoDott. Stefano Buoncuore "Dottore, non so come spiegarle...ho delle improvvise paure, tremori, palpitazioni, sudorazioni...paura della gente, di ritrovarmi solo...può aiutarmi? Questa è una domanda che sempre più frequentemente mi sento rivolgere da uomini e donne che, dopo aver tentato terapie di ogni tipo senza ottenere i risultato sperati, arrivano nel mio studio. Forse, all'inizio, queste persone considerano il contatto con un medico cosiddetto "alternativo" un ulteriore tentativo ("...in fondo, perché non provare anche questa...?) di risolvere i loro problemi di salute. E, in genere, di fronte alla possibilità di aprirsi totalmente, di confidarsi serenamente con un terapeuta disponibile all'ascolto, ogni resistenza cade e può così iniziare un percorso di conoscenza del proprio stati di salute psicofisico che presto porta ai primi successi in termine di guarigione e di benessere. E' a questo punto che l'agopuntura, l'omeopatia e tutte le metodiche "alternative", assumono importanza e considerazione nella mente di persona che fino a quel momento le avevano reputate una sorta di moda di fine millennio. Terni come yin e yang, energia, meridiani, simillimum entrano e vengono utilizzati nel linguaggio comune come i termini aspirina o antibiotico. Questa immediata familiarità che si instaura con concetti apparentemente distanti dal nostro (occidentale) sistema cognitivo, diventa possibile grazie alla "traduzione scientifica", operata da Mussat (e dalle scuole che a lui si sono ispirate) che agevola l'integrazione di tali concetti nel nostro orizzonte culturale. Trasmette i concetti dell'Energia dei Sistemi viventi e dell'Omeopatia non è semplice, ma illustrare, per esempio. L'importanza del sintomo diventa ben presto un piacere, diventa dialogo, scambio di idee, i considerazioni, di esperienze: il sintomo per il paziente non è più un fastidio da sopprimere rapidamente, ma un segnale su cui riflettere insieme, uno spunto per capire perché si sia manifestato in quel particolare momento della vita. La mia recente esperienza in una terra come la Calabria dove, generalmente, sono ancora presenti pregiudizi derivanti dalla scarsa informazione sui fondamenti scientifici e sulla valenza terapeutica di queste discipline, evidenzia come una corretta comunicazione sia fondamentale per la diffusione e l'affermazione della medicina olistica. L'Istituto Hanemann, con le scuole, oltre ad assicurare una preparazione di base sui fondamenti di tali discipline e a curare continui aggiornamenti sui protocolli e sulle terapie, permette la "fruibilità" di tali informazioni anche da parte dei pazienti che diventano, così, protagonisti del proprio percorso di guarigione. | ||
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