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Medicina Domani

Medicina Domani
Quadrimestrale scientifico di Informazione
edito dalla Scuola Superiore di Agopuntura

Articolo tratto dalla rivista Medicina Domani
Anno VIII - n. 1 Gennaio-Aprile 2002 - 1° Quadrimestre

Energetica dei Sistemi Viventi

Dr. Maurice Mussat

Nell'ambito di questo articolo, è possibile fare soltanto una breve presentazione dell'energetica. L'unico scopo è quello di rivelare di che si tratta.

Di conseguenza ci limiteremo ai punti essenziali dell'energetica, senza dare delle dimostrazioni.
Adotteremo il punto di vista medico moderno e scientifico. Possiamo anche assumere una posizione estrema e rinnegare l'Agopuntura ritenendola arcaica, inattendibile e senza fondamenti, da collocare giusto tra le curiosità paleolitiche e storiche. Vengono così considerati solo gli argomenti e le conoscenze contemporanei.
Davanti all'incremento considerevole e alla complessità, in continuo aumento, dei meccanismi fisiologici e patologici, siamo portati a muoverci tra due scelte. O inoltrarci sempre più nel labirinto delle scoperte e dei meccanismi: in questo caso si deve realizzare che è impossibile conoscere tutto, perché questo implica una specializzazione articolata. Oppure si può adottare una nuova posizione analitica che si discosta dal modo di pensare cartesiano. Questo non vuol dire certo che "quello che era vero non lo è più". Al contrario, i dati stabiliti e verificati costituiscono una base essenziale, fondamentale e indispensabile. Tuttavia è il metodo, il sistema di pensiero che deve essere rivisto. Questo non è proprio della medicina ma riguarda la conoscenza in generale.

L'"essere umano" è un sistema energetico organizzato costituito da dei sotto-sistemi che sono tutti correlati logicamente tra loro. Il concetto di "essere umano" deve anche allargarsi a quello di "sistema vivente" che obbedisce alla definizione termodinamica di "sistema aperto". In altri termini, è sottomesso a delle informazioni entranti, le metabolizza e le restituisce sotto una forma o l'altra. La nozione di informazione3 entrante comprende un numero enorme di dati, che è possibile raggruppare in tre grandi sistemi: un sistema "alimentare", un sistema "respirazione" e un sistema "relazionale", che permette la "comunicazione".

Questo implica due sistemi di coordinate congiunte:l'universo e il tempo.

Basi schematiche

Ogni essere vivente è un "sistema aperto". Esso è definito, condizionato e dipendente dall'informazione che proviene dal suo ambiente. Questo sistema vivente è coerente, governato da delle leggi interne e contiene dei sotto-sistemi che sono tutti in interazione tra loro.

È dimostrato che questo sistema informativo esteriore, ricondotto alla nozione di Universo e riferito al tempo, determina otto, e soltanto otto, "stati". Tali stati vengono tradotti in codici binari (0 e 1). Ciascuno di essi è uno stato della relazione tra "energia, materia e movimento". (La nozione di "movimento" esprime infatti quella di "evoluzione").

Questi tre elementi sono essi stessi tre dati di uno stesso concetto. L'energia, che è il referenziale continuo. Si tratta quindi di combinazioni binarie e di triplette. Tali combinazioni costituiscono i "trigrammi", che non sono altro che una scrittura binaria, dove l'"uno" è reso con un tratto e lo "zero" con un tratto spezzato. Ogni trigramma è non stato della relazione Energia -Struttura-Evoluzione.

Viene dimostrato che questi otto statitrigrammi conducono a una disposizione grafica particolare che non ammette che una soluzione distributiva unica. Questa disposizione grafica speciale non è altro che una espressione che rappresenta la "variazione continua della relazione tra energia, materia e movimento in un continuum temporale". Questo modello è denominato "Grafico 1".

Ogni stato-trigramma, vale a dire ognuno dei suoi componenti binari è in relazione con gli altri sette, secondo delle leggi logiche e specifiche (simmetria, inverso, complementare, trasformazione, ecc.) il Grafico 1 è rappresentato sotto forma di un grafico circolare e orientato, contenente gli otto stati-trigrammi, secondo una distribuzione regolare, che non ammette che una, e soltanto una, soluzione. Questa distribuzione determina una dinamica interna che comporta un primo tempo destrogiro, disegnando così una spirale che prefigura la disposizione dell'ADN.

È sufficiente sapere che queste leggi interne e tale dinamica possono essere considerevolmente sviluppate e che esse conducono alle leggi fondamentali della genetica.

Per esempio, ed in modo molto schematico, non appena l'analisi inizia, osserviamo la comparsa di quattro nucleotidi "vitali" (adenina, guanina, citosina e timina), dei lipidi essenziali, degli zuccheri ecc. la dinamica interna del "Grafico 2". questo secondo grafico rivela l'"emergere della Struttura". I suoi componenti sono gli stessi del Grafico 1, ma vengono distribuiti diversamente.

Si intravede che questi due grafi interagiranno tra loro per stabilire le leggi dinamiche di un sistema vivente. Questo ci porta ad una catena continua di serie algoritmiche logiche, ossia si ritrova tutta la fisiologia e la patologia, così come le trattano gli argomenti attuali. Le serie logiche sono, in breve, dei sistemi ordinati dove ogni elemento è uno dei "trigrammi", ognuno dei quali porta la sua identificazione in un sistema fisiologico preciso.

Il sistema vivente è quindi "costituito" da degli "stati" identici a quelli del suo sistema coordinato ambientale. Sono le loro intercombinazioni che definiscono il fenomeno vita. Questi diversi stati, i trigrammi, raggruppano allora dei concetti che sono logicamente legati gli uni agli altri.

Per esempio, il concetto "sangue" è legato alla nozione di "Milza", che è una etichetta di identificazione. Allo stesso modo, il concetto "respirazione" è identificato con l'etichetta "Polmoni". Questo gruppo è espresso dalla tripletta 001, è rappresentato da un trigramma corrispondente e coincide esattamente con l'idea tradizionale di "tae-yin".

Pertanto, ogni trigramma o ciascun gruppo di trigrammi, identifica dei settori e dei sistemi della fisiologia. La determinazione delle identificazioni trigrammatiche varie obbedisce a delle rigorose leggi logiche, che coincidono con le conoscenze fisio-patologiche. Tutte queste interazioni e sequenze logiche conducono a un altro modello fondamentale che "rappresenta" la coerenza e la regolazione interna del sistema vivente, modello che si presenta sotto forma di una Pentasimmetria che chiamata Pentacoordinazione e comporta dinamiche congiunte orientate in un senso, il tempo, che non cambia.

Costituisce una delle leggi fondamentali dei sistemi viventi e i suoi meccanismi interni, commessi, permettono di ritrovare e di spiegare le numerose interrelazioni fisiologiche e patologiche.

Per esempio, ritroviamo i neuromodulatori, certi aspetti endocrini, la "pompa del sodio", il sonno, ecc. Un altro esempio è quello dei fenomeni di somatizzazione che si manifestano a partire da una alterazione emotiva e che vengono così ritrovati e sono legati ai dati biologici. Allo stesso modo, la patologia energetica analizza e dimostra diversi legami conosciuti empiricamente in medicina moderna, come le reazioni cliniche tra "angina", rene, artite-artrosi e cuore.

Un altro esempio, che unisce la clinica e la biologia, è quello del funzionamento tiroideo. È espresso e studiato attraverso delle variazioni relative tra T3, T4, TSH, colesterolo e riflessogramma.

La Pentacoordinazione mette in evidenza queste interrelazioni e le rafforza scrupolosamente con la clinica. Tutte queste leggi, sistemi e sequenze logici dell'energetica portano alla possibilità di un'azione sul sistema vivente e i suoi sistemi attraverso dei programmi che utilizzano essenzialmente le leggi elettromagnetiche di conduzione, polarizzazione e depolarizzazione.

Il rivestimento cutaneo, con le sue proprietà biofisiche, costituisce il vettore di azione.

Comprendiamo a partire da ciò che questi programmi devono obbedire a una sistematica e a una logistica che sono rigorosi e dove la combinazione fondamentale è la tripletta. Essendo il rivestimenti cutaneo il mediatore del segnale d'azione, di conseguenza dobbiamo agire solamente attraverso l'intermediario di un "elettrodo a funzioni multiple": l'ago.

Tale ago deve quindi unire varie caratteristiche elettromagnetiche che consentono l'azione. Significa che l'ago deve essere una combinazione bimetallica che permette diverse azioni (effetti Thomson, Benedicks, Seedle, "antenna, ecc.)

L'energetica rivela anche che esiste una distribuzione "preferenziale" di queste linee di forze elettriche sul corpo. La fisiologia mostra che le strutture anatomiche e fisiologiche sono delle fonti elettroioniche, sono cioè delle "emittenti" le cui attività posso essere misurate alla superficie del corpo. Gli esempi più classici sono gli EEG, ECB, EMG.

Le caratteristiche lineari cutanee sono state studiate e misurate secondo vari metodi e corrispondono ai punti massimi cutanei dei piani di clivaggio anatomici, i quali sono costantemente attraversati dal liquido interstiziale, che è un perfetto elettrolita.

Questi "punti massimi cutanei" corrispondono esattamente alla nozione tradizionale di "meridiani"...

La caratteristica dell'energetica è quella di dimostrare che dobbiamo "pensare in modo diverso" a proposito del fenomeno vita. Si deve prendere l'abitudine di pensare in termini di "sistemi" e non di organi viscerali. Il fenomeno appare allora come uno "stato", un momento dell'organizzazione energetica universale in relazione al tempo.

Tecnologia analitica

La tecnologia analitica può utilizzare diversi approcci matematici, come pure semplicemente termodinamici. Ma questo non è necessario. In effetti, la logica proporzionale ci molto vicina. Questo ci porta verso le leggi di insiemistica. Ma dato che questa tecnologia di pensiero è nuova, uno dei più importanti ostacoli è quello di risolvere il problema della semantica. La soluzione alcune volte è difficile e dovrà certamente essere sottoposta a delle verifiche per alcuni dettagli.

Di conseguenza, il sistema vivente appare come sottomesso interamente a dei sistemi coordinati complicati, a delle complementarietà continue e a delle trasformazioni (cambiamenti). Si tratta, infatti, di sistemi algoritmici che si mettono in movimento contemporaneamente. E così ci accorgiamo che non facciamo altro che ritrovare e dimostrare tutte le leggi e i sistemi dell'Agopuntura detta tradizionale!

Nello stesso tempo, realizziamo ugualmente che il sistema della "programmazione tradizionale dell'Agopuntura"diventa trasparente e non possiamo fare altro che ammettere la sua sottigliezza. È come si il "messaggio"fosse stato preparato in maniera affidabile con una sorprendente precisione.

In parallelo, l'attendibilità dell'empirismo dell'Agopuntura tradizionale sembra venir meno, perché la programmazione delle leggi energetiche implica una conoscenza preliminare dei dati considerati "moderni", come l'elettricità statica, l'elettromagnetismo, le leggi di conduzione elettrica in un ambito eterogeneo, le simmetrie, le complementarietà, i codici binari, gli "operatori", ecc.

Allo stesso modo, la tecnica di rendere il messaggio "affidabile", cioè la programmazione dei dati tradizionali dell'Agopuntura appare di una logica sorprendente e di un adattamento psicologico notevole, perché dà la possibilità sia di rimanere nello stesso sistema della programmazione, senza uscirne, sia di andare più lontano (ma molto più lontano) e ciò costituisce appieno l'energetica dei sistemi viventi. (Questo porta ad una "situazione inopportuna").

Le leggi dell'energetica mostrano ugualmente l'aspetto "inevitabile" di alcuni capitoli della fisiologia e della biologia. L'abbiamo già detto e vogliamo dare qui qualche esempio. Possiamo citare le leggi principali dell'endocrinologia, come pure le nozioni di "ricettore-ricettore", di sedi e "bersagli" e di "azioni-reazioni".

Le relazioni interfunzionali prendono allora un altro aspetto logico (le "relazioni di gruppo" citate sopra).

Ugualmente si ritrovano i meccanismi principali dell'immunologia come la nozione di "complemento" con le sue due vie di attivazione, il concetto di "Sé-Non Sé, la memoria, ecc. Bisogna considerare, a proposito dell'immunologia, che possiamo stabilire il legame con quel sistema molto particolare descritto in Agopuntura e chiamato "Triplice Riscaldatore"( tra glia altri aspetti).

In ultimo, come già menzionato, l'energetica porta ad identificare delle funzioni diverse con i gruppi trigrammi.

Per esempio, rimanendo nell'ambito degli argomenti dell'Agopuntura, il gruppo "101"corrisponde al sistema digerente e in modo più specifico alla coppia "intestino crasso-stomaco" (nozione di dinamica del transito) e si dimostra che il gruppo "101" è identificati con lo "Yang Ming" dei dati tradizionali, che dicono semplicemente che lo "Yang Ming" è costituito dall'intestino crasso e dallo stomaco. Infine, si ritrovano e si dimostrano tutte le leggi e tutti i dati tradizionali...

Questo ci pota ad abbandonare l'estremo atteggiamento di rifiuto sistematico dell'Agopuntura e ad assumere un comportamento più umile...E dimostra inoltre che si può fare a meno della semantica tradizionale cinese se conosciamo bene l'energetica. E ciò dimostra anche che possiamo praticare l'Agopuntura impiegando la conoscenza medica moderna (chiamata conoscenza occidentale dai tradizionalisti).

In sintesi, possiamo dire che l'energetica dei sistemi viventi costituisce la ricerca fondamentale in Agopuntura, che però non si limita solamente a quella specializzazione. Al contrario, l'energetica implica la medicina nella sua interezza.

 

Articolo tratto dalla rivista Medicina Domani
Anno VIII - n. 1 Gennaio-Aprile 2002 - 1° Quadrimestre

Omeopatia seria e Omeopatia ciarlatanesca

Dott. Giovanni De Giorgio

Componente del Forum per le medicine non convenzionali presso l'Ordine Provinciale di Roma dei Medici Chirurgici e degli Odontoiatri.

Durante gli anni universitari, decisi di avviare un programma personale di studi medici "alternativi", o, per meglio dire, "non convenzionali", generando, però, delle giustificabili perplessità nei miei genitori in quanto, non solo sottraevo del tempo agli studi universitari e "convenzionali", ma dedicavo buona parte del mio impegno intellettuale allo studio di discipline che, a quei tempi, erano considerate oscure e poco attendibili. In effetti, il mio duplice interesse per la cultura medica, "ufficiale" e "alternativa", lo pagai a caro prezzo perché inevitabilmente ritardai i tempi del conseguimento della laurea. Ad ogni modo, ricordo quel periodo della mia vita con grande piacere poiché ebbi modo di realizzare un'adeguata formazione medica globale. Devo confessare, però, che anch'io nutrivo qualche perplessità sulle mie scelte e, ammetto chiaramente, i miei dubbi non erano meno inquietanti rispetto a quelli che esternavano i miei genitori, anche perché mi capitava spesso di leggere giudizi molto contraddittori sull'omeopatia che generavano in me una gran confusione.

Fortunatamente, mi capitò di leggere un'opinione scritta nel 1951 dal Prof. Gaetano Boschi, eminente clinico italiano e direttore della clinica delle malattie nervose e mentali dell'Università di Modena, un'opinione che fece chiarezza nelle mie idee e che mi aiutò a comprendere la netta differenza fra due diverse modalità di approccio clinico omeopatico.
L'opinione del Prof. Boschi, trascritta parola per parola, è la seguente: "Nella mia stessa comunicazione alla detta Società neurologica affacciavo qualche doverosa distinzione fra un'omeopatia facilona che largamente si presta al ciarlatanesimo, e quell'altra invece che è coltivata da medici degni di ogni migliore considerazione." (cit. in:La medicina omeopatica dalle origini ad oggi, Franco Zammarano, Edizioni Cappelli, Bologna, Prefazione del Prof. Gaetano Boschi).
Essendo il Prof. Boschi oggettivamente riconosciuto come un cattedratico di grande valore, valore che, per altro, mi fu confermato qualche anno fa da un carissimo amico e collega laureatosi presso l'Università di Modena, venni influenzato favorevolmente dall'opinione esternata dal valente clinico e pertanto mi decisi a ricercare persone e luoghi professionalmente attendibili che mi riparassero dal pericolo di cadere in mano ai ciarlatani.
Da quel momento cominciai a frequentare i corsi di omeopatia svolti dall'ISMO presso l'Università di Roma La Sapienza, cominciai a selezionare i testi su cui studiare, perfezionai scrupolosamente la mia formazione clinica omeopatica, tanto da essere onorato a partecipare, come docente, per quattro indimenticabili anni, ai corsi di omeopatia svolti dall'ISMO presso l'Università di Roma La Sapienza.

L'esperienza didattica, gli edificanti scambi culturali, i qualificati rapporti professionali di quel periodo, mi permisero di riconoscere pienamente la verità espressa dalle parole del Prof. Boschi, e inoltre, stabilizzarono decisamente in me la passione per l'insegnamento dell'omeopatia, una passione che conservo ancora e che mi aiuta non soltanto a comunicare didatticamente quel che ho appreso, ma anche a continuare ad imparare, socraticamente, dai miei stessi allievi. Pertanto, cerco sempre di applicare questa produttiva metodologia didattica, essendo profondamente convinto che la cultura debba circolare dall'insegnante all'allievo, e, indispensabilmente, dall'allievo all'insegnante.
Ho avuto modo di verificare la validità di tale metodologia durante tutti i miei anni di insegnamento: durante la collaborazione con l'ISMO; durante la collaborazione con la SIMF, anni in cui o tenuto lezioni approvate e patrocinate dalla Gieshaber Akademie di Shilthach (Società scientifica tedesca di grande storia e tradizione nella medicina omeopatica e funzionale a livello mondiale); durante gli anni in cui ho svolto l'attività di direttore didattico presso l'Istituto di Alta Formazione "M.C. Visconti" di Roma; ma, prevalentemente, ho potuto verificare la validità di tale metodologia durante lo svolgimento dei diversi seminari monotematici organizzati dall'Istituto Hahnemann di Roma, strutturando dei "laboratori" che hanno appassionato non soltanto gli allievi, ma anche me. Ritengo, infatti, che sia edificante insegnare l'omeopatia imparando, secondo la formula dell'insegnare-imparando, ma è anche indispensabile tralasciare ogni tipo di comportamento pressappochista, evitando quel genere di omeopatia divulgata "alla buona" e confusionaria, per dirla con Boschi: "omeopatia facilona che largamente si presta al ciarlatanesimo".
La faciloneria conduce al nulla e ogni professionista serio sa che non esistono "scorciatoie" che consentono di acquisire in tempi brevi conoscenze complesse. Qualsiasi tipo di conoscenza articolata ed organica non ammette sconti di tempo perché, com'è noto, il sapere si costruisce attraverso un approccio sistematico che consente di "digerire" lentamente le conoscenze acquisite, rispettando i tempi fisiologici dell'apprendimento, e, nondimeno, strutturando una programmazione formativa oltre che informativa.
L'omeopatia seria, metodologica e sistematica che si oppone alla faciloneria esiste concretamente e ciò lo rileva non soltanto il Prof. Boschi, ma viene reso manifesto anche dalle molte realtà culturali, scientifiche e sociali che stanno sotto gli occhi di tutti.
Tanto per fare qualche esempio, mi piace ricordare che in Inghilterra esiste un accreditato e storico ospedale omeopatico davanti al quale, osservandolo, si percepisce chiaramente la serietà della struttura organizzativa; mi piace ricordare che alcune autorevolissime riviste scientifiche internazionali, come il Lancet, hanno pubblicato degli studi serissimi che non liquidano semplicisticamente in "quattro e quattr'otto" il discorso sull'omeopatia, come invece amano fare le persone istintive, ma sospendono prudentemente il giudizio affermando, per esempio, che "The result of our meta-analysis are not compatible with the hypothesis that the clinical effects of homoeopaty are completely due to placebo - I risultati della nostra meta-analisi non sono compatibili con l'ipotesi che gli effetti clinici dell'omeopatia siano completamente dovuti al placebo" (Klaus Linde e coll., The Lancett, Vol. 350, September 20, 1997, p.839); mi piace ricordare che il 20 Luglio del 2000 è stata discussa brillantemente una tesi sull'omeopatia presso l'Università di Roma La Sapienza, tesi in cui, per altro, ho riscontrato con innegabile soddisfazione di essere stato abbondantemente citato; mi piace ricordare l'opinione di Luigi Fantappiè, che fu Professore Ordinario dell'Istituto Nazionale di Alta Matematica nell'Università di Roma, il quale esternò così il suo autorevole parere: "L'obiezione che, non potendo esistere una molecola di sostanza nelle fortissime diluizioni usate dalla medicina omeopatica, non possa per questo aversi nessuno effetto non è ragionare: è sragionare; e indica nella medicina ( e pure nella biologia) una tendenza a materializzare un po' tutto, col risultato che ciò che non è materiale, pesabile, si ritiene inesistente" (cit. in : La medicina omeopatica dalle origini a oggi, Franco Zammarano, Ed. Cappelli, Bologna, p212); inoltre, mi piacerebbe ricordare quegli uomini di scienza che hanno sostenuto il pensiero omeopatico "serio", ma sarebbe cosa troppa lunga.
Mi limito soltanto a sottolineare che il 3 Maggio del 2000 si è tenuto un interessante convegno presso la sala del refettorio della Camera di Deputati, convegno in cui sono personalmente intervenuto nel contesto di un'ambientazione certamente seria e autorevole. Infine, è doveroso ricordare il convegno di Terni del 18 Maggio 2002, convegno che io considero realmente storico e in cui sono state elaborate le linee guida della FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurgici e degli Odontoiatri) su medicine e pratiche non convenzionali.
Per tutto ciò che si è riferito, credo che oggigiorno sia veramente poco credibile l'affermazione secondo cui "omeopatia vuol dire ciarlataneria", sebbene, sulla base di quanto abbia espresso il Boschi, non possiamo negare l'esistenza di ambienti dediti alla faciloneria culturale. Ecco perché sento il dovere di offrire il mio tempo, il mio impegno e le mie conoscenze per tentare di far comprendere l'enorme utilità sociale dell'omeopatia clinica, che, nell'attesa di un riconoscimento parlamentare, continua ad interessare anche numerosi medici già specializzati nelle discipline ufficiali.
E se ancora qualcuno, allorquando si oppone in modo ostile nei confronti dell'omeopatia crede di esternare un ammirevole atteggiamento scientifico, o peggio, se ancora qualcuno ama ostentare una sorta di nevrotica e complessata superiorità professionale nei confronti dei medici omeopatici, mi permetto di consigliare loro una riflessione assennata sui propri comportamenti, e inoltre, mi permetto di consigliare agli irriducibili osteggiatori dell'omeopatia di non considerarsi culturalmente garantiti dall'effetto emotivo collegabile al prestigio sociale della propria attività professionale "ufficializzata". A questo punto è bene sottolineare che pure il medico omeopatico riconosce l'enorme importanza della cultura medica "ufficializzata", sebbene non intenda trascurare il valore di una seria e responsabile cultura medica "alternativa".
E poi, senza voler scomodare troppo il grande Galileo, io credo che ogni uomo di scienza dovrebbe meditare sulle vicende dello scienziato toscano le cui teorie sono state realmente "alternative"nei confronti della cultura "ufficiale", così come l'omeopatia, per certi versi, lo è stata nei confronti dell'allopatia. E sempre con l'aiuto di Galileo, credo di poter affermare che la cultura scientifica non dovrebbe suddividersi in "ufficiale" e in "alternativa", ma, essenzialmente, dovrebbe suddividersi in quattro orientamenti: quello che aiuta l'umanità a superare i veli dell'ignoranza è quello che non è capace di fare ciò; quello che favorisce la tolleranza e il confronto ideologico e quello che favorisce l'intolleranza e l'imposizione di dogmi scientifici.
Per tutti questi motivi continuo ad impegnarmi a diffondere correttamente l'omeopatia (arte medica oggi definita non più "alternativa", non "non convenzionale"), insegnando, scrivendo libri, partecipando alle conferenze, cercando di sensibilizzare gli ambienti più accreditati, augurandomi di continuare ad incontrare professionisti privi di vanità che abbiano voglia di conoscere, di scoprire e di produrre, non convenzionalmente, nuovo e qualificato pensiero, augurandomi, infine, di avere numerosi allievi nei miei corsi, per insegnare, ma anche per imparare insieme a loro.

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