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Medicina Domani

Medicina Domani
Quadrimestrale scientifico di Informazione
edito dalla Scuola Superiore di Agopuntura

Articolo tratto dalla rivista Medicina Domani
Anno X - n. 1 Gennaio Aprile 2004 - 1° Quadrimestre
Anno X - n. 2 Maggio-Agosto 2004 - 2° Quadrimestre
Anno X - n. 3 Settembre-Dicembre 2004 - 3° Quadrimestre

OMEOPATIA - Lo stato d'animo del paziente

Dott. Giovanni De Giorgio

Col presente articolo non ho nessuna pretesa di risultare esaustivo, ma cercherò soltanto di offrire qualche generica informazione sull’importanza dello studio psicologico in medicina omeopatica. Hahnemann, fondatore indiscusso dell’omeopatia, afferma nell’Organon: "In ogni stato di malattia lo stato d’animo del paziente costituisce uno dei sintomi più importanti, che va sempre rilevato per poter fare il quadro fedele del male e conseguentemente poterlo guarire con la cura omeopatica. Tal cosa è tanto importante nella scelta del medicamento, che spesso lo stato d’animo del paziente è decisivo, perché rappresenta un sintomo preciso e caratteristico e che meno di qualsiasi altro può sfuggire all’osservazione del medico attento" (1).

Oggigiorno lo "stato d’animo" potrebbe meglio definirsi nei termini di "stato psicologico", ma, indipendentemente dalla terminologia, il significato clinico rimane identico: "... spesso lo stato d’animo del paziente è decisivo, perché rappresenta un sintomo preciso e caratteristico". Ciò è particolarmente importante allorquando si prescrive il medicinale costituzionale simillimum. Un autorevole autore contemporaneo, Philiph M. Bailey, sottolinea chiaramente che "la personalità del paziente è importante almeno quanto le sue caratteristiche fisiche per individuare il caso e trovare il simillimum" (2). Al fine di poter offrire maggiori chiarimenti, riportando una definizione tratta dal Lessico Universale Treccani, di seguito desidero precisare che per "personalità psichica" si intende "l’insieme delle disposizioni e delle funzioni affettive, volitive e intellettuali proprie di un individuo, radicate nel substrato biologico di esso, ma manifestantisi come attività psichica" (3). Dunque, in riferimento all’ultima citazione, è possibile concludere dicendo che il concetto di "personalità" comprende sia gli aspetti psichici, sia gli aspetti biologici individuali. Inoltre, in base a quanto afferma Hahnemann, è inopportuno scollegare omeopaticamente la dimensione biologica individuale da quella psicologica. L’omeopatia, infatti, non intende realizzare scollegamenti tra mente e corpo.

Hahnemann, pertanto, propone una visione medica anti-settorialistica, costituzionalistica, "unicistica", che prevede un approccio clinico unitario, psico-somatico e globale tendente a rispettare concretamente, nella diagnosi e nella terapia, il senso dell’indivisibilità di ogni essere umano ("individuus" in latino significa "indivisibile"). Ecco perché, omeopaticamente, non deve essere trascurato lo studio dell’animo umano, tanto raccomandato da Hahnemann, ma, forse, tanto sottovalutato da alcuni omeopati. A tal proposito il dottor Bailey, già citato, afferma: "secondo la mia esperienza, il mentale è ancora poco capito ed è l’aspetto più sottovalutato della prescrizione omeopatica" (4). Eppure, eminenti omeopati ribadiscono la notevole importanza clinica della sintomatologia psicologica. Per esempio, Kent afferma che "La malattia si può studiare indagando gli effetti dei farmaci sull’organismo sano. Hahnemann si è basato sulle informazioni acquisite in tali sperimentazioni quando ha affermato che la mente è la via d’accesso dell’uomo. I sintomi mentali sono risultati i più importanti, sia del rimedio, sia della malattia" (5). Ciò non dovrebbe risultare un fenomeno poco comprensibile, soprattutto se riflettiamo sulla seguente opinione del grande Pasteur: "Sono sicuro che quando una ferita si infetta, si irrita, l’evoluzione di questa ferita dipende dallo stato generale e persino dallo stato mentale del malato" (6).

Fatta questa ampia premessa, sostenuta da limpide citazioni, di seguito verranno esaminati sinteticamente gli aspetti psicologici riguardanti alcuni "tipi omeopatici". Per definizione,   il termine "tipo" indica la "categoria di individui che hanno in comune taluni elementi morfologici, psicologici, fisiologici, ecc... che conferiscono loro, ad es., lo stesso tipo di reazioni od una uguale strutturazione della personalità"(7). Senza entrare in argomenti eccessivamente tecnici, si ricordi soltanto che ogni tipo omeopatico viene classificato in base alla concordanza esistente tra un gruppo di individui ed il loro medicinale omeopaticamente curativo. Avremo, dunque, il tipo Sulphur, il tipo Calcarea Carbonica, il tipo Lycopodium, ecc...
Di seguito si analizzeranno molto sinteticamente gli aspetti psicologici più essenziali di alcuni tipi omeopatici, ma, prima di iniziare la trattazione, è opportuno ricordare che la "omeoterapia" è un "metodo di trattamento con i sintomi simili" (8), pertanto, trattasi di una tecnica terapeutica che si fonda sull’ippocratica "legge della similitudine" per la quale "i simili si curano con i simili" e, metaforicamente, "il veleno si cura col veleno". Dunque, ogni medicinale omeopatico è   paragonabile a un veleno notevolmente attenuato, deconcentrato, ma capace di agire terapeuticamente da contro-veleno allorquando esso viene somministrato ai malati che accusano sintomi simili a quelli provocati sperimentalmente, in soggetti sani, dal medesimo medicinale.
In buona sostanza, affinché la cura sia efficace, è necessario effettuare le somministrazioni in piccole dosi (dosi infinitesimali) ed è necessario non trascurare lo stato d’animo del paziente poiché la sintomatologia psico-somatica accusata dal malato deve corrispondere, per similitudine, alla sintomatologia psico-somatica accusata dal "malato sperimentale".

Ogni "malato sperimentale" viene "riprodotto", diciamola così, attraverso la somministrazione sistematica di ogni specifico medicinale omeopatico capace di provocare sintomi psicologici, funzionali e organici molto caratteristici.   Questo metodo consente di individuare e di realizzare delle categorie di tipi omeopatici corrispondenti al medicinale sperimentato e corrispondenti anche ai diversi tipi umani presenti in natura. Di seguito analizzerò sinteticamente gli aspetti psicologici di alcuni importanti tipi omeopatici, sperando di offrire al lettore delle riflessioni utili attraverso un linguaggio non eccessivamente tecnico. Ma, prima di avviare la trattazione, è importante raccomandare al lettore di non identificarsi in ogni tipo umano. Questo errore capita spesso agli studenti durante i loro primi approcci con l’omeopatia.
Molti chiarimenti potranno realizzarsi soltanto con lo studio sistematico della medicina omeopatica e con l’analisi approfondita dei "tipi misti". Con la presente sintetica trattazione, desidero offrire solo un’idea sull’argomento. Inizierò a descrivere lo "stato d’animo" del Tipo Aconitum. Gli aspetti psicologi di questo tipo umano sono caratterizzati dall’ansia improvvisa, da inquietanti crisi di panico e da diverse fobie, in particolare, paura della morte. I tratti psico-tipologici dell’individuo Aconitum   ruotano intorno a un tipo di personalità ansioso-fobica per cui il paziente è continuamente incline alla paura, all’eccessiva prudenza e a numerosi timori irragionevoli che lo obbligano, ad esempio, a non percorrere certe strade considerate pericolose, a evitare luoghi affollati o a non uscire dalla propria abitazione che rappresenta simbolicamente un luogo protettivo e rassicurante. Dal punto di vista del temperamento, questo soggetto è classificabile come un "sanguigno".
Oltre ad essere   tendenzialmente pletorico, il tipo Aconitum è sedentario, ma, non di rado, si dimostra agitato con necessità di movimento. L’analisi del viso consente di osservare una facies dall’espressione ansiosa, preoccupata, rossa e congesta, ma, a volte, il paziente potrebbe presentare una guancia rossa e l’altra pallida. Un tipo umano che, per certi versi, assomiglia al tipo Aconitum è il Tipo Gelsemium. Questo soggetto è incline alla paura, ai tremori , alla cosiddetta diarrea emotiva, alle inibizioni, alla codardia. È interessante sottolineare che, nel repertorio di Kent, il medicinale Gelsemium è segnalato alla voce "cowardice" (codardia) al massimo grado (9).
Ciò è dovuto al fatto che questo medicinale sviluppa sperimentalmente, tra i diversi sintomi, anche il sintomo della codardia. Insomma, un individuo sano diventa codardo sotto l’induzione tossicologica sperimentale del Gelsemium; similmente, durante l’esistenza una persona può diventare codarda, strutturandosi come un tipo Gelsemium, a seguito di svariate sollecitazioni ambientali.
Anche nel caso del tipo Gelsemium si individua una personalità ansioso-fobica caratterizzata da profondi sentimenti di insicurezza per i quali il paziente tende a ricercare ambienti rassicuranti, tranquilli, protettivi. Cosicché, nella sintomatologia omeopatica del tipo Gelsemium viene riscontrato il comportamento del bambino che ha paura di cadere e che tenta di aggrapparsi alla madre, mentre nell’adulto questo comportamento si trasforma nella paura di prendere aerei, teleferiche, ascensori. Queste situazioni fobiche vengono eccessivamente amplificate dal paziente e vissute con molta ansia, peraltro, vengono spesso evitate con qualche giustificazione.
Attraverso queste condotte di evitamento il tipo Gelsemium scansa tutte quelle circostanze esistenziali percepite come pericolose, mentre, simultaneamente, attiva delle nevrotiche condotte di rassicurazione per le quali egli tende ad attribuire a persone, oggetti, animali domestici, amuleti, medicine, un potere simbolico carico di forza rassicurante. Se il bambino si aggrappa alla madre, per paura di cadere, l’adulto si "aggrappa" psicologicamente a persone o cose che, simbolicamente, avrebbero la funzione di sostenerlo emotivamente. Il bisogno di sostegno emotivo è un sintomo importante che il medico, durante l’anamnesi, deve spesso intuire in quanto il paziente difficilmente rivela la sua dipendenza dal sostegno altrui. Intendo precisare che tale forma di dipendenza la ritroviamo, oltre che nel tipo Gelsemium, anche in altri tipi omeopatici. La dipendenza nevrotica del paziente si manifesta, molto chiaramente, attraverso i suoi comportamenti, le sue azioni, i suoi progetti esistenziali che rivelano una fondamentale incapacità di auto-realizzazione.
Per dirla in breve, l’individuo dipendente è continuamente obbligato ad "aggrapparsi" psicologicamente a qualcuno e a realizzarsi mediante l’intervento di qualcuno. Ecco perché il tipo Gelsemium, dipendente, prigioniero delle proprie paure, bloccato dalle auto-limitazioni, accusa frequentemente tremori dovuti all’ansia. È utile sottolineare che lo studio tossicologico di Gelsemium produce una prima fase caratterizzata da eccitazione, tremori, disturbi della coordinazione motoria, crampi; una seconda fase caratterizzata da paresi, prostrazione generale, sensazioni di pesantezza agli arti e alternanze di simpaticotonia e di vagotonia. Questa situazione tossicologica sembra ripetersi anche nell’esistenza del tipo Gelsemium il quale ha la capacità di "paralizzare" la sua intera vita con inibizioni, esitazioni, timori, fobie. Dunque, la debolezza "paretica" di questo soggetto non è solo fisica, ma è anche caratteriale, tanto da rallentare iniziative e progetti solidi carichi di significato personale. E, in effetti, non di rado, la personalità del tipo Gelsemium sembra essere il prolungamento della volontà paterna o materna. Anche la paura della morte è caratteristica: Kent la segnala nel suo repertorio al massimo grado: "fear, death, of" (10).

Credo che la cosciente paura della morte del tipo Gelsemium rappresenti una specie di "contro-sintomo" corrispondente alla sottostante paura di vivere. Questa paura, sotterranea, inconscia, subdola, è capace di dirigere tutte le inibizioni e tutte le auto-limitazioni di un individuo ansioso, fobico e tendenzialmente depresso che, omeopaticamente, può essere sperimentalmente "riprodotto" attraverso sistematiche somministrazioni di Gelsemium sempervirens. La fobia compromette il tipo Gelsemium a livello relazionale, esistenziale, sociale fino a ridurlo, col tempo, in un soggetto apatico,   indifferente, privo di emozioni. La fobia sociale potrebbe rallentare, inesorabilmente, anche avanzamenti di carriera. Personalmente, ho avuto modo di verificare come alcune persone estremamente intelligenti sono state penalizzate, nel mondo del lavoro, dalla paura. Non a caso il medicinale Gelsemium viene consigliato prima di affrontare un esame o una prova importante. Somaticamente, il tipo Gelsemium è tremante, debole, astenico, tendenzialmente vagotonico, presenta una facies semi-addormentata, come istupidita, che riflette lo stato di obnubilamento.

È facile intuire che il tipo Gelsemium sarà caratterizzato da un inquietante sentimento di inadeguatezza che predispone l’individuo alla sottomissione, all’autoannullamento, all’arrendevolezza, alla strutturazione del cosiddetto "carattere compiacente" che riscontriamo in un altro tipo Omeopatico: il Tipo Pulsatilla. È importante precisare che la compiacenza esternata dal tipo Pulsatilla è sollecitata dal bisogno di guadagnare affetto, mentre la compiacenza esternata dal tipo Gelsemium è sollecitata dalla codardia. Il tipo Pulsatilla è timido, avido d’affetto, percepisce una carenza d’amore, ha bisogno di conforto, di rassicurazione e di sincera solidarietà allo scopo di colmare enormi bisogni affettivi. Questo soggetto potrebbe aver maturato un culto nevrotico del padre, della madre o di qualcuno a cui è rimasto affettivamente "incollato". Un individuo così strutturato, certamente, non è autonomo, ma vive continuamente di "linfa" altrui, attaccandosi nevroticamente, conflittualmente, infantilmente a tutti coloro i quali gli forniranno amore e comprensione.

Il tipo Pulsatilla, specialmente se dovesse subire un abbandono, col tempo potrebbe evolvere nel Tipo Sepia, individuo carico di rancore, ostilità e "acidità" caratteriale. Il tipo Sepia, contrariamente all’amorevole tipo Pulsatilla, è triste, apatico, disaffettivo, ostile, tanto da generare distacchi relazionali principalmente con i propri familiari. Nelle diverse materie mediche viene segnalata la tipica indifferenza dell’individuo Sepia nei confronti dei propri familiari, nei confronti del coniuge, nei confronti dei figli che vengono quasi respinti, rifiutati, emarginati, aggrediti con la collera oppure con un mutismo ostile e rancoroso.
Per dirla in breve, questo inquietante individuo sembra possedere la capacità di irradiare intorno a sé delle sinistre energie cariche di tristezza, raggelando l’ambiente, abbassando l’umore a chi gli sta accanto, raffreddando, con la sua presenza "oscura", feste, relazioni sociali, incontri conviviali. Una sola battuta di Sepia è sufficiente per spezzare l’allegria a chiunque, mentre un banale scherzo nei suoi confronti potrebbe essere interpretato come un’offesa imperdonabile. Il tipo Sepia tende ad isolarsi, a distaccarsi emotivamente dagli altri, a chiudersi nella sua "tana", ma, così facendo, egli trasmetterà il suo rifiuto relazionale agli altri, provocando, non di rado, la distruzione di importanti legami interpersonali. Cosicché, la cosiddetta depressione irritabile del tipo Sepia sarà distruttiva per tutti, soprattutto per le persone che vivono insieme a questo individuo dall’umore nero... nero come il colore del liquido secreto dal cefalopode!
Nello stato di buon equilibrio, però, il comportamento del soggetto Sepia non sarà proprio identico a quello appena descritto, ma si presenterà più attenuato. Ogni tipo umano, infatti, tende verso comportamenti che possono raggiungere gradi più o meno intensi di gravità. Si tenga presente che durante la descrizione dei vari tipi omeopatici vengono illustrati dei "modelli" di reattività psico-somatica riscontrabili nella concretezza della pratica clinica quotidiana, ma con gravità sintomatologica più o meno manifesta, più o meno grave. Si tenga presente, inoltre, che l’essere umano possiede notevoli capacità di "mascheramento" e, infine, si faccia riferimento alla classificazione, operata dal Vannier, tra il tipo sociale e il tipo naturale: "Ogni creatura presenta in Tipo sociale e un Tipo naturale, più o meno in accordo fra loro. La società infatti modella l’individuo con l’educazione, con le costrizioni che esercita su di lui e con le abitudini che gli impone: non bisogna tuttavia dimenticare che le nostre azioni dipendono anche dal nostro Tipo naturale, la cui impronta permane fin dalla nascita[...] Dietro la persona va sempre distinta la personalità. Dietro l’apparenza (persona in latino significa ‘maschera’), forgiata dalle convenzioni, si ritrova il reale, che non   può rimanere nascosto se si conosce l’esatto significato che la figura esprime" (11).

In riferimento a quanto è stato appena riportato, si comprenderà benissimo che le descrizioni didattiche dei vari tipi umani sono solo orientative e, perciò, devono essere utilizzate concretamente, in ambito clinico, dai medici omeopatici esperti in materia. Si è detto che ogni tipo umano possiede la capacità di mascherare sintomi, comportamento e carattere, tanto da rendere impegnativo il lavoro del più valente professionista. Inoltre, individui come il tipo Sepia,   realizzano capacità di mascheramento notevoli che il medico omeopatico deve saper riconoscere. Per esempio, il tipo umano Sepia, in una prima fase manifesta un comportamento irritabile, colmo di rancore e di ostilità, mascherando, in tal maniera, una sottostante scontentezza e una sottostante tristezza dalle quali tenta di difendersi attraverso esplosioni di collera. Successivamente, in modo progressivo, apparirà la tristezza e l’apatia. La scontentezza dell’individuo Sepia è inquietante, profonda, diciamo pure "ormonale". Essa si aggrava ciclicamente, per esempio, durante le mestruazioni, la gravidanza, l’allattamento e la menopausa provocando nel paziente il tipico stato d’animo triste e irritabile di cui s’è già discusso. Bisogna dire che il senso di scontentezza di Sepia non è facilmente colmabile né attraverso il conforto, che viene respinto, né attraverso gesti di solidarietà.

Anche il Tipo Natrum muriaticum, similmente al tipo Sepia, viene aggravato dalla solidarietà, dal conforto, dalla consolazione e anch’egli si isola,   ricercando continuamente la solitudine; ma, diversamente dal tipo Sepia, il tipo Natrum muriaticum non butta addosso agli altri umore acido, sebbene la tristezza possa improvvisamente trasformarsi in collera rabbiosa, carica di risentimento e colma di antico dolore psichico. Il tipo Natrum muriaticum pensa e ripensa ai propri dispiaceri, anche a quelli più antichi, seppellendo dentro sé stesso ogni sofferenza. L’incapacità di sfogare l’aggressività crea una sorta di "implosione emotiva" che si trasforma in depressione, cambiamenti di umore, paure, dimagrimento.

Anche il Tipo Staphisagria tende a reprimere le emozioni provocate da eventuali umiliazioni, alterchi, contrarietà, ingiustizie, manifestando una specie di collera trattenuta, semi esplosiva e, spesso, non esplosiva. Il tipo Staphisagria è l’individuo che non parla, tiene tutto dentro di sé, non dice, ingoia, si carica di indignazione, trattiene "tonnellate" di emozioni. Le emozioni vengono controllate, inibite, represse, tanto da generare progressivamente un disagio psichico che può evolvere nell’arrendevolezza e nel carattere compiacente di cui si è già detto. Afferma Vithoulkas a proposito di Staphisagria: "Negli anni verdi ha avuto modo di registrare qualche lite - di minore importanza - e presto ha imparato a sottomettersi ad ogni disputa o imposizione" (12). L’arrendevolezza è simile a quella manifestata dal tipo Pulsatilla. Il tipo Staphisagria, durante la sua esistenza, tende a controllare ogni emozione, a sottomettersi, a piegarsi, pur di controllare quelle situazioni cariche di emotività, di significato, di valore.
Osserveremo, per esempio, dei genitori che si sottometteranno ai figli, pur di controllare la relazione con essi; osserveremo un coniuge che si sottometterà all’altro coniuge pur di controllare la relazione matrimoniale; osserveremo anche dei figli che si sottometteranno ai genitori, pur di controllare il loro affetto. In questo modo, il tipo Staphisagria controllerà tutta la sua esistenza, senza viverla, forzando un’armonia spesso inesistente e cercando di esternare un’immagine positiva non corrispondente alla realtà. Si potranno anche constatare infinite gentilezze e moine esternate allo scopo di dominare situazioni ritenute emotivamente pericolose da un inconscio che ha imparato per un verso a sottomettersi, per l’altro a controllare.
Ecco perché il tipo Staphisagria non potrà avere una relazione serena con i componenti della sua famiglia. Egli tenderà a controllare ogni situazione, magari sottomettendosi, ingoiando, reprimendo, non facendo mancare nulla né al coniuge né   ai figli, forzatamente, nevroticamente, scoppiando dentro. Non si dimentichi che una delle paure tipiche di questo individuo è quella di perdere l’auto-controllo. Questa paura   può essere vissuta come una paura di perdere il controllo sulle proprie relazioni affettive, sulla propria esistenza, sulle proprie emozioni.

La paura di perdere l’autocontrollo viene riscontrata, oltre che nel tipo Staphisagria, anche nel tipo Gelsemium e nel Tipo Argentum nitricum, entrambi individui dalla personalità ansioso-fobica. Il tipo Argentum nitricum, similmente al tipo Gelsemium, accusa la tipica ansia d’anticipazione, ma la differenza tra i due consiste nel fatto che il primo ha un comportamento agitato, frettoloso, smanioso, mentre il secondo appare impaurito, debole, semiconfuso.
Le paure principali del tipo Argentum nitricum sono essenzialmente quelle che definiremo "immaginarie", quasi l’angoscia presente nell’individuo forzasse la   fantasia a produrre le più stravaganti fobie: paura di guardare nel vuoto per timore di soccombere all’impulso di gettarsi (fobia d’impulso), di uscire di casa, della morte, di impazzire, di avere una malattia incurabile. Avremo dunque agorafobia, tanatofobia, claustrofobia, eccetera. A parte il nome che si può dare alle specifiche fobie, è importante capire che "nella loro genesi si tende a ravvisare lo spostamento di un sentimento d'angoscia, che viene fissato su un oggetto esterno, che acquista il significato di elemento sostitutivo, simbolico" (13).
Attraverso il meccanismo dello "spostamento" il soggetto si difende dai propri sentimenti d’angoscia che vengono fissati all’esterno, consentendo, così, l’attenuazione del dolore psichico. Il tipo Argentum nitricum accusa anche numerose somatizzazioni, cioè, fenomeni inconsapevoli tendenti a mascherare disagi psicologici attraverso disturbi funzionali come, per esempio, diarrea, vertigini, tremori. In tal modo la diarrea o le vertigini possono mascherare angosce profonde e abissali collegate a situazioni di cui l’individuo non è affatto consapevole. Similmente a Gelsemium, il tipo Argentum nitricum accusa una forte ansia d’anticipazione prima di un esame, di un appuntamento, di un incontro importante, di un colloquio di lavoro.

Un altro tipo umano che accusa ansia d’anticipazione è il Tipo Lycopodium, codardo, vile, caratterialmente debole come il tipo Gelsemium. L’individuo Lycopodium accusa ansia prima di parlare in pubblico, sebbene egli abbia qualità intellettuali notevoli che, però, esterna soltanto dopo una lotta interiore contro il proprio sentimento di inadeguatezza. Come compensazione della sua profonda insicurezza il tipo Lycopodium può scoppiare in collera, ostentando pose intimidatorie verso il suo interlocutore, verso chiunque, pur di dare un’immagine di sé che, in effetti, non corrisponde alla realtà.
Afferma Vithoulkas, "i pazienti Lycopodium possono esagerare nel costruirsi un’immagine lontana dalla realtà per compensare il senso di inferiorità che provano. Gonfiare i risultati raggiunti, le proprie capacità, persino attribuirsi conoscenze importanti che in realtà non hanno. Addirittura arrivare a mentire spudoratamente su cose che, alla luce dei fatti, si dimostreranno false. Questo gonfiare il proprio ‘ego’ è una compensazione all’insicurezza interiore ed è basato su una pressante necessità di essere ammirato e rispettato dagli altri per sentirsi più forte, per "dimostrare" qualcosa a sé stesso" (14).
Dunque, il tipo Lycopodium soffre certamente di un complesso d’inferiorità che egli tenterà continuamente di riscattare attraverso il raggiungimento di traguardi sociali, professionali, culturali, artistici che lo renderanno apparentemente più sicuro, ma che non modificheranno significativamente il senso di inadeguatezza covato interiormente. Ed ecco perché il tipo Lycopodium spesso rischierà di distruggere la sua intera esistenza, lottando, sperando di raggiungere traguardi sociali ambiziosi, calpestando gli altri. Si comporterà in questo modo non tanto per appagare le proprie predisposizioni temperamentali, ma per sbalordire sé stesso e la gente, perdendo di vista le sue vere inclinazioni naturali, costituzionali, genetiche. Invece di ricercare nella sua vera natura, il tipo Lycopodium ricerca l’approvazione altrui, essendo fondamentalmente schiavo della propria mentalità complessata e continuamente tesa ad apparire.
Il tipo Lycopodium, appena descritto, esprime la fase di squilibrio costituzionale, mentre il tipo Lycopodium più equilibrato esterna un comportamento che tendenzialmente aspira al libero pensiero, all’indipendenza e all’autonomia. È interessante quanto afferma Dujany: "l’ansia di Lycopodium si manifesta quando sente di essere limitato, trattenuto, legato; ma non lo è come si descrive È ansioso solo tra le pareti domestiche, specie se lo si vuole trattenere in casa: allora esce e passeggia all’aria aperta, che allevia le sue sofferenze. Similmente, non ama essere in ambienti angusti, stretto da cinture ed abiti attillati." (15). In riferimento a quanto si è detto, è importante precisare che il tipo Lycopodium non è certo l’individuo che ama mettersi "corde al collo", viceversa, avversa qualsiasi obbligo opprimente.

Anche il Tipo Sulphur tende fortemente all’indipendenza. Si ricordi, a questo punto, la classificazione operata da Vannier tra tipo "indipendente", "orientato" e "gregge": <<L’individuo davvero libero e indipendente è incapace di piegarsi a una disciplina, ma sa essere padrone di sé stesso e rispettare l’ordine sociale, pur seguendo la legge della sua evoluzione. Possiede una vera diplomazia che si manifesta nella prudenza e anche nell’armonia di linguaggio, atteggiamento e azione.
Il Tipo "gregge" è volgare quanto molteplice. Lo si riconosce in fretta. Gli individui di questo tipo non hanno una particolare fisionomia, l’espressione del volto è assente poiché non hanno nulla da esprimere, gli occhi sono smorti, vaghi o spenti e manifestano bene la loro passività.
Il loro aspetto è quello di chiunque, e quando se n’è visto uno si sono visti tutti. Lineamenti volgari, atteggiamento comune, modo di camminare banale.
Si sente che non pensano a nulla e che il loro cranio racchiude un cervello incapace di analizzare e capire. Questi esseri neutri hanno figura umana; eppure, come i montoni di Panurgo, salterebbero tutti nel burrone se un capo senza scrupoli ve li conducesse. Sono zero che, posti alla destra dell’abile unità che li dirige, gli conferiscono un valore fittizio; ma l’esercizio del loro diritto elettorale assicura il facile trionfo dei mediocri.
Accanto al tipo indipendente e al tipo gregge, la Bessonet-Favre descrive un tipo ‘orientato’, esponendone chiaramente il gioco funzionale. "Il tipo ‘orientato’ è quello dell’uomo che si sottopone volontariamente a una disciplina, rendendosi conto della necessità delle gerarchie e delle funzioni sociali.
Non ha l’impronta del servilismo, eppure si capisce che obbedisce senza eccessiva fatica per evitare rischi, preoccupazioni e responsabilità. L’uomo orientato non è un parassita ed è tutt’altro che neutro, ma gli mancano l’audacia e le qualità vigorose che farebbero di lui un indipendente. Appartiene sempre a una scuola, a un partito, a una dottrina o a un sistema che orienta il suo spirito, la sua anima e i suoi gesti. Parla, agisce, pensa come coloro che condividono e sono all’origine delle sue opinioni, sentimenti e idee" (16).
Si affermava, in precedenza, che il tipo Sulphur tende fortemente all’indipendenza, tanto da risultare, nei momenti di squilibrio costituzionale, indifferente nei confronti del prossimo e dell’opinione altrui.
Così, potrà apparire egoista, centrato su sé stesso, menefreghista, ma potrà anche dimostrarsi gioviale, familiare, creativo, ricreativo, tranne quando cade in momenti di pigrizia dovuti a transitori cedimenti motivazionali. Il tipo Sulphur ama relazionarsi agli altri, ama parlare, ama discutere, filosofeggiare, incantare l’interlocutore con i suoi discorsi non sempre sensati.
Nelle fasi costituzionali di buon equilibrio il tipo Sulphur corrisponde a un individuo geniale, mentre, nella fase di squilibrio, l’immagine è quella del filosofo malandato, del chiacchierone inconcludente e del sapientone presuntuoso e arrogante.
Ogni tipologia umana possiede due orientamenti, quello armonico e quello disarmonico, che si sviluppano durante l’esistenza a seconda delle molteplici situazioni ambientali, educative, sociologiche, culturali. Si ricordi, a tal proposito, che in omeopatia costituzionale vengono riconosciute due fasi biotipologiche (fase stenica e fase astenica) che costituiscono due possibili momenti funzionali.
Nella fase stenica è presente l’equilibrio psico-fisico individuale, nella fase astenica tale equilibrio viene a mancare. Ecco perché le descrizioni tipologiche realizzate nel presente articolo devono considerarsi esclusivamente informative, utili soltanto allo scopo di offrire un’idea generica sull’argomento trattato.

Procedendo, verrà descritto il Tipo Arsenicum, individuo ansioso e debole, dal comportamento agitato, insicuro, angosciato, pauroso della morte, apprensivo per la propria salute, tendenzialmente parsimonioso, risparmiatore, fino a diventare avaro e ordinato fino all’ossessione. Sia chiaro a tutti che la prescrizione di un rimedio non prevede una totale similitudine tra i sintomi del paziente e i sintomi del medicinale, ma prevede una somiglianza "sottile"   individuabile solo dai medici esperti che hanno studiato approfonditamente. A questo punto è opportuno augurarsi che, mediante una legge dello stato, i medici esperti in omeopatia possano essere riconosciuti nel futuro come veri e propri "specialisti in omeopatia". Questo potrà servire a regolamentare la figura professionale dell’omeopata, sgombrando quegli inutili sospetti che a volte si annidano nella mente della gente, soprattutto negli individui Arsenicum che si dimostrano sospettosi anche nei confronti del medico. A tal proposito afferma Bailey: "È abbastanza tipico che il paziente Arsenicum album faccia molte ricerche sulla capacità e sulla competenza del medico prima di decidere di procedere con il trattamento" (17).
Dunque, il tipo Arsenicum cerca rassicurazione, sostegno, aiuto, essendo egli insicuro, angosciato, triste, pessimista. Ecco perché il tipo Arsenicum odia la solitudine, ricercando smaniosamente la compagnia che rappresenta simbolicamente un sostegno psicologico e una rassicurazione. Anche il denaro costituisce una rassicurazione. Il tipo Arsenicum ammucchia soldi, risparmia su tutto, diventa avaro, teme per il suo futuro e per quello della sua famiglia. L’avarizia del Tipo Arsenicum è proverbiale. Il denaro costituisce una protezione contro le insicurezze. La meticolosità, il bisogno di ordine e la precisione ossessiva rappresentano, invece, degli espedienti   utilizzati dall’individuo Arsenicum per cercare di mettere un po’ d’ordine dentro sé stesso. La sua vita interiore è colma d’angoscia e di tristezza, similmente alla vita interiore del Tipo Aurum metallicum che, però, accusa un totale crollo delle motivazioni, degli ideali, delle speranze, pensando seriamente al suicidio.

Il tipo Aurum metallicum idealizza il suicidio e crede che la morte sia l’unica soluzione per poter risolvere le proprie sofferenze. La disperazione domina il quadro clinico del tipo Aurum metallicum caratterizzato, inoltre, dalla sensazione di essere stato emarginato, escluso, messo da parte, isolato, trascurato, abbandonato (forsaken feeling) (18).
Anche il tipo Pulsatilla accusa l’intensa sensazione di essere stato abbandonato. Questa sensazione può essere provocata da reali abbandoni, ma, in altri casi, il tipo Pulsatilla accusa la falsa percezione di essere stato abbandonato perché, fondamentalmente, è avido d’affetto. Il tipo Aurum metallicum, dicevamo, è dominato prevalentemente dalla caduta delle motivazioni che, a volte, vengono nevroticamente ricercate nella vita delle altre persone, nel futuro dei figli, negli ideali degli amici, nei progetti dei parenti, o, addirittura, nel senso delle tradizioni sociali.
Insomma, nella fase di equilibrio il tipo Aurum metallicum è sempre pieno di iniziative e di progetti personali, mentre, nella fase di cedimento, l’individuo accuserà un crollo delle proprie speranze che, peraltro, verranno insensatamente ricercate all’esterno della propria spiritualità, senza tener conto dell’indole costituzionale.
In certi casi lo stato d’animo del tipo Aurum metallicum è provocato da reali abbandoni, mortificazioni, ingiustizie, ma, in qualche altro caso, la sintomatologia psicologica viene indotta da situazioni esistenziali e relazionali prive di significato, prive di emotività, prive di valore, insomma, prive del metaforico "oro".
È risaputo che l’esistenza umana, impoverendosi di contatti interpersonali carichi di vitalità, significato e creatività, rischia di trasformarsi in una realtà triste e angosciate. Il tipo Aurum metalicum potrebbe spesso trovarsi in questa situazione. A questo punto egli forzerà amicizie e relazioni interpersonali che, però, peggioreranno la sua situazione. Infatti, il tipo Aurum metallicum utilizzerà diversi espedienti per rivitalizzare la propria vita, ma i suoi "trucchetti" non serviranno a nulla e saranno insufficienti per eliminare il devastante senso di vuoto interiore. Questo vuoto abissale non potrà essere colmato, per esempio, con rapporti interpersonali "meccanici", tanto meno con amicizie forzate ed occasionali prive di qualsiasi sentimento di partecipazione, di appartenenza, di condivisione, di reciprocità affettiva e intellettuale.
Il tipo Aurum metallicum, inoltre, userà passatempi, svaghi ed amicizie come "scappatoie", tentando di fuggire dal proprio deserto interiore; ma tali "scappatoie", col passar del tempo, si riveleranno fallimentari perché il soggetto rimarrà ugualmente depresso, demotivato, intrappolato nella sua rete relazionale apatica, noiosa, fiacca e "passatempistica" costruita con calcoli affettivi opportunistici, meccanicamente e "cerebralmente", in assenza di autentici coinvolgimenti amicali e in assenza di autentici interessi socioculturali condivisibili. Il tipo Aurum metallicum, sperando di neutralizzare la sua angoscia, utilizza spesso la preghiera che, però, viene recitata meccanicamente e senza maturità spirituale. È interessante, a questo punto, riportare la seguente riflessione di Bailey: "Alcuni Aurum metallicum ricorrono alla preghiera ad una età giovanile come ricerca di scampo dalla loro prigione mentale" (19). La disperazione del tipo Aurum metallicum si ingigantisce, dunque, quando egli non riesce ad individuare delle situazioni esistenziali capaci di riempire la vita e di dissolvere il vuoto interiore. Tutto ciò può provocare senso di fallimento, demotivazione e collera esplosiva la quale, però, si trasforma facilmente in angoscia, tristezza, senso di solitudine.

Il Tipo Ignatia amara è anch’esso tendenzialmente depresso, ma i cambiamenti d’umore in questo caso sono repentini tanto che il paziente passa facilmente dalla gioia più sfrenata alla tristezza più angosciante. Il tipo Ignatia vive spesso una rottura relazionale, una separazione, un lutto, ma il dolore psichico non lo esterna quasi mai. Vive le proprie emozioni in solitudine, accumulando rabbia che, progressivamente, potrebbe trasformarsi in scontrosità o in gelido mutismo aggressivo. Vecchi dolori psichici fanno parte anche del quadro tipologico di Natrum muriaticum, di cui si è già discusso. È bene sottolineare che J.T.Kent considera il medicinale Natrum muriaticum come il "cronico" di Ignatia.

Il tipo Natrum muriaticum è un individuo che cova il proprio dolore silenziosamente. A volte, però, potrebbe esplodere in collera. Adottando tale comportamento, le vecchie "ferite" non potranno essere risanate, i vecchi dolori non potranno essere drenati, "sfogati", espulsi e i vecchi malumori rimarranno presenti per anni e anni nell’animo del tipo Natrum muriaticum che, in effetti, non riesce a comunicare.

Un'altro tipo umano che avrebbe bisogno di "drenare" e di comunicare è il Tipo Thuya occidentalis. Afferma Dujany: "Può stare in silenzio guardando davanti a sé, mangiandosi le unghie, triste e pensieroso su banalità.

Inizierà a parlare quando il processo di guarigione si avvierà. È pieno di scrupoli, ansioso, meticoloso, soprattutto per piccole cose, e, nel lavoro intellettuale, è più portato ad analizzare che non a fare grandi sintesi. La disposizione al dubbio su tutto lo rende scrupoloso nelle piccole cose: torna a vedere se la luce è spenta, controlla il gas, le chiavi... dove sono le chiavi?" (20). Il precedente brano illustra il tipo Thuya, tendenzialmente nevrotico-ossessivo, preoccupato sulle banalità e sulle sciocchezze, ansioso e depresso, scrupoloso fino all’eccesso, essenzialmente insicuro, un po’ come il tipo Arsenicum, un po’ come il Tipo Nux Vomica. Quest’ultimo è un individuo che potrebbe definirsi come un tipo "stressato", logorato, consumato dall’impegno psico-fisico.

Il tipo Nux vomica è competitivo, vuole vincere, vuole superare gli altri perché, probabilmente, percepisce un sentimento di inferiorità molto simile a quello descritto a proposito del tipo Lycopodium. Anche nel tipo Nux vomica, dunque, cova un sotterraneo complesso di inferiorità per il quale viene attivata una voglia di riscatto che potrebbe risultare distruttiva e fatale. Ecco perché il tipo Nux vomica desidera la vittoria in ogni campo. In buona sostanza, ogni "vittoria" funzionerà come "contrappeso psicologico" al sottostante sentimento di inferiorità, pertanto, il tipo Nux vomica avrà bisogno di competere nel lavoro, in famiglia, con gli amici, in qualsiasi attività, esternando continuamente un bisogno di efficienza che la dice lunga sulla sua personalità complessata. Anche nelle discussioni fra amici il soggetto Nux vomica vuole vincere a tutti i costi, tentando di far prevalere la propria opinione su quella degli altri, dimostrando anche in tali occasioni la propria sotterranea fragilità.   L’irritabilità, la collera e l’ansietà caratterizzano il tipo Nux vomica che, molto precocemente, potrebbe diventare un individuo frustrato, scontento, annoiato. Lo stress di questo soggetto origina dalla voglia di essere sempre efficiente, dal desiderio di competere e dal desiderio di "mettere sotto" gli altri. Vincere significa, dunque, abbassare gli altri, demolirli, rimpicciolirli per, infine, poter percepire la propria superiorità.

All’opposto di Nux vomica avremo il Tipo Calcarea Carbonica, individuo lento, astenico, ma ostinato, che probabilmente raggiunge i propri obiettivi saggiamente, rallentando i tempi, facendo le cose con calma. La lentezza del Tipo Calcarea Carbonica è proverbiale, ma c’è da sottolineare che tale flemma si associa spesso ad ansie e paure. La debolezza del Tipo Calcarea Carbonica si manifesta soprattutto nelle attività fisiche e nello sport.

Con Calcarea carbonica chiudo questa sintetica trattazione riguardante gli aspetti psicologici omeopatici, sperando di aver interessato il lettore, sperando almeno di averlo incuriosito, sperando di ottenere numerosi scambi culturali con i colleghi medici interessati all’argomento.       

Riferimenti bibliografici.

  1. Hahnemann, C.F.S., Organon dell'arte del guarire, sesta edizione, Edizioni red/studio redazionale, Como, 1985, p.123, paragrafi 210 e 211);

  2. Philip M. Bailey, Psicologia omeopatica, Salus Infirmorum, Padova, 2000, p. 13);

  3. Lessico Universale Italiano di lingua, lettere, scienze e tecnica, Istituto della Enciciopedia Italiana, Giovanni Treccani, Roma, 1976, Vol. 16°, p.516-517;

  4. Philip M. Bailey, Psicologia omeopatica, Salus Infirmorum, Padova, 2000, p. 13);

  5. J.T.Kent, Lezioni di filosofia omeopatica, Edizioni red/studio redazionale, Como, 1986, p.21-22);

  6. Secondo Natura, mensile di ecologia della mente e del corpo, N.1, Maggio 1986, p.93;

  7. Garnier-Delamare, Dizionario dei termini tecnici di medicina, Marrapese, Roma, 1984, p.1312;

  8. Garnier-Delamare, Dizionario dei termini tecnici di medicina, Marrapese, Roma, 1984, p.950;

  9. Kent J.T., Repertory of the homoeopathic materia medica, B.Jain Publishers PVT.LTD, New Delhi, 2000, p.17;

  10. Kent J.T., Repertory of the homoeopathic materia medica, B.Jain Publishers PVT.LTD, New Delhi, 2000, p.44;

  11. Vannier L., La tipologia omeopatica e le sue applicazioni, prototipi e metatipi, l temperamenti, red/studio redazionale, Como, e Riza Psicosomatica, Milano, 1983, p.17;

  12. Vithoulkas George, Le essenze rubate, Edizioni OMIT, Omeopatici Italia, 1988, p.178;

  13. Lessico Universale Italiano di lingua, arti, scienza e tecnica, Istituto della Enciciopedia Italiana, fondata da Giovanni Treccani, Roma,1971, vol.8°, p.82;

  14. Vithoulkas G., Le essenze rubate, Edizioni OMIT, Omeopatici Italia, 1988F pp. 106-107;

  15. Dujany R. Materia medica omeopatica, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1988, p. 182;

  16. Vannier L., La tipologia omeopatica e le sue applicazioni, prototipi e metatipi, l temperamenti, red/studio redazionale, Como, e Riza Psicosomatica, Milano, 1983, pp.42-43;

  17. Philip M. Bailey, Psicologia omeopatica, Salus Infirmorum, Padova, 2000, p. 49;

  18. Kent J.T., Repertory of the homoeopathic materia medica, B.Jain Publishers PVT.LTD, New Delhi, 2000, p.49;

  19. Philip M. Baiiey, Psicologia omeopatica, Salus Infirmorum, Padova, 2000, p. 63;

  20. Dujany R., Materia medica omeopatica, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1988, p. 325.

Ringraziamenti

Ringraziamo il dott. Giovanni De Giorgio, che riconosciamo come uno dei massimi studiosi italiani di medicina omeopatica, autore di questo ampio ed interessante articolo.

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